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Messina, Policlinico e poteri occulti

Da giorni la stampa nazionale e quella locale si dedicano al Policlinico di Messina, in riferimento al caso di quella giovane donna che ha partorito mentre due medici erano impegnati a darsele di santa ragione. Una scena difficile da immaginare, drammatica perchè reale, ma più sensata se fosse stata vista in una demenziale commediola americana. Un rincorrersi di notizie e commenti che hanno praticamente intasato i media e le pagine dei giornali. A Messina però, bisogna sottolinearlo, si ravvisa una costante: questi casi, dopo il polverone iniziale, finiscono nel dimenticatoio e spesso si chiudono con un nulla di fatto.

In molti hanno tentato di spiegare il perchè, a cominciare da Calogero La Piana, di certo non un famoso comunista, ma un Arcivescovo, che già nel gennaio del 2009, quando si parlava della parentopoli universitaria (strettamente legata al Policlinico), disse chiaramente:

La nostra è una città che vive sotto una cappa massonica che controlla tutto e tutti, che impedisce lo sviluppo per poter dominare tutto. Guardate a fondo cosa c’è sotto lo strato che si vede in superficie, dietro la vetrina. Il controllo dell’economia, di opportunità di lavoro. Alla fine questo rende la città sottomessa a logiche che non consentono a chi ha capacità di potersi realizzare, di esprimersi. O entri nel meccanismo o non avrai spazio: è un clima massonico, c’è chi lavora perché tutto appaia in un certo modo e che impedisce l’espressione della creatività dei messinesi. In città ci sono tra 32 e 38 logge massoniche”.

E’ esattamente questa cappa massonica a impedire all’azienda sanitaria universitaria di funzionare, poichè il potere occulto che si nasconde dietro numerosissime assunzioni, non consente a coloro i quali sarebbero davvero in grado di rendere l’ospedale uno dei più efficienti del Mediterraneo di emergere e mettere e disposizione della comunità la loro eccellenza.

Dello stesso avviso del Mons. La Piana è il direttore generale del Policlinico, Giuseppe Pecoraro, che da quando si è insediato denuncia anomalie e ambiguità:

Qui comanda la massoneria; chi non ci sta viene respinto ai margini“.

Poco più di sei mesi fa aveva tuonato durante un congresso della CGIL, raccontando che all’interno dell’azienda sanitaria universitaria il clima era irrespirabile. Spiegò che stava cercando di rimuovere le incrostazioni dei centri di potere, e che questo ovviamente a molti non piaceva. In quell’occasione, infatti, le polemiche non si fecero attendere. Anche questa volta la denuncia pubblica del dg scatena le polemiche, e una delle prime reazioni è quella di Giuseppe Buzzanca, sindaco della città dello Stretto, che lo ha accusato di voler creare confusione.

Al sindaco Buzzanca (che, ricordo, abusivamente ricopre due incarichi) bisognerebbe spiegare che la confusione non nasce dalle denunce pubbliche di chi subisce malcelate intimidazioni e inviti a cambiare rotta, ma da chi fa parte di consorterie, gruppi di potere, logge massoniche. E il sindaco Buzzanca, essendo assiduo frequentatore del ‘circolo culturale Corda Fratres’, centro del potere barcellonese fortemente sospetto di essere anche un circolo para-massonico, dovrebbe saperlo. Buzzanca è a conoscenza del fatto che a Messina, la città che lui ‘amministra’ (illusione, questa, effimera), il diritto si scambia con il favore?
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Postato da Sonia Alfano in Antimafia, Notizie, Politica il 3 settembre 2010 alle 19:32 6 commenti Tag: , , , , , , , , Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

Caro tesserato del Partito Democratico

Caro tesserato del Partito Democratico,

Ti scrivo per condividere alcune ‘sensazioni’ con te.
E’ ormai chiaro a tutti che si avvicinano le elezioni politiche, e l’Italia si appresta ad affrontare un momento fondamentale, nella speranza che si possa assistere ad una svolta decisiva.

Perchè la svolta avvenga e sia davvero decisiva, bisogna però proporre un’idea nuova, pulita, condivisa e costruttiva. Ho sempre pensato che la politica fosse una missione e che si dovesse ragionare in termini di idee e non necessariamente di numeri. Alcuni tra i dirigenti del tuo partito, invece, continuano ad intestardirsi sui numeri e tralasciano i problemi del Paese e le rimostranze dei militanti. Ne convieni?

Ovviamente non parlo per il tuo partito ignorando i limiti del mio. So bene che anche l’Italia dei Valori ha accolto tra le sue fila personaggi che non sono propriamente democratici e io stessa chiedo chiarezza, trasparenza e pulizia; sto lavorando all’interno del partito affinchè diventi quello che i militanti sognano, fomento le reazioni dei ragazzi del dipartimento giovanile del partito quando si scagliano per mezzo di lettere e e-mail contro questi dirigenti. Sono quella che ha sparato a zero su De Luca, candidato in Campania, e ho chiesto espressamente di non votarlo e di votare Roberto Fico, del MoVimento 5 Stelle. Quello che mi preme chiarire è che il mio obiettivo non è di convincerti a votare per l’Italia dei Valori, nè quello di farti tesserare. Il mio obiettivo è farti diventare protagonista di una nuova stagione politica, attraverso la costruzione di un’opposizione concreta che abbia la prospettiva di ‘costruire’ e non di ‘liberarsi di Berlusconi’ e accaparrarsi il potere fine a se stesso.

Mi capita spesso di interloquire con te e con i tuoi compagni di partito, e mi ponete spesso domande alle quali dovrebbero rispondere i dirigenti della tua formazione politica. Chiedete a me perchè personaggi di valore come Rita Borsellino, Rosario Crocetta, Debora Serracchiani e Ignazio Marino non abbiano voce. Bisognerebbe chiederlo ai soloni del Partito Democratico. A gente come Fassino, D’Alema, Bersani, Finocchiaro, Veltroni, Violante. Tra poco ricomincerà la stagione degli approfondimenti televisivi e sulle poltrone di Ballarò e Annozero vedremo i soliti fantasmi e le solite mummie, in quelle inutili performance da fantasmi della politica.

Tutti personaggi che con le loro tattiche pre-elettorali hanno sempre resuscitato il berlusconismo e lo mantengono in vita ogni volta che sono al governo. Adesso parlano di legge elettorale e di conflitto di interessi, come se questi temi fossero stati inseriti oggi nell’agenda politica italiana. Ma quando hanno avuto la possibilità, cosa hanno fatto per scongiurare il pericolo di un regime strisciante? E adesso, che il regime c’è, cosa stanno facendo realmente per contrastarlo?

Ieri, come sicuramente saprai, alla festa democratica di Torino si sono confrontati Antonio Di Pietro e Franco Marini. Come potrai immaginare, la platea era composta per la maggior parte di tesserati e simpatizzanti del Partito Democratico. Eppure Di Pietro è stato acclamato ed applaudito neanche fosse lui il segretario del partito. Franco Marini, invece, che si è lasciato andare ad una arringa in difesa di Dell’Utri degna del suo avvocato, è stato colto da fischi e ‘buuuu’ che difficilmente riuscirà a dimenticare.

Oggi sulle pagine dei quotidiani e su tutte le agenzie di stampa si sono rincorse le dichiarazioni di esponenti politici di tutti i partiti. Alcuni esponenti del tuo partito, angosciati dagli applausi e dalle acclamazioni, hanno accusato Di Pietro di giustizialismo. Vorrei capire il nesso logico tra l’accaduto e il giustizialismo, ma purtroppo mi sfugge. Luigi Zanda, vicepresidente dei senatori del Pd, premettendo che non era presente al dibattito, ha detto: “conoscendo l’aggressività preordinata e permanente con la quale Di Pietro partecipa ai dibattiti con i leader del Pd, penso proprio che Marini avesse ragione e Di Pietro avesse torto“. Quindi Marini ha ragione a prescindere da tutto? Tu sei d’accordo?

Quest’occasione mi ha dato conferma del fatto che voi, base del Partito Democratico, siete stanchi di sostenere chi fa da stampella a Berlusconi e al berlusconismo. Siete stanchi di vedere i dirigenti del vostro partito nascondersi dietro l’ombra della moderazione per evitare di farsi dei nemici. Infatti, il Vostro segretario Bersani, non solo vuole sposare un partito di facili costumi come l’Udc, farcito di personaggi di dubbio spessore e con storie imbarazzanti e preoccupanti alle spalle, ma addirittura promette posti di spicco all’interno di un eventuale governo di centro-sinistra.

Tu sai che alle elezioni regionali del marzo scorso l’Udc faceva parte della coalizione di centro-sinistra in Piemonte e di quella di centro-destra nel Lazio? Questo non ti insospettisce? Non ti fa credere che quel partito abbia la tendenza a vendersi al miglior offerente pur di ottenere dei vantaggi? E non credi che un apparentamento del genere possa danneggiare il tuo partito? Tu sai chi sono Cuffaro, Cesa, Naro, Drago, Romano. Riesci a riporre la tua fiducia in questi personaggi? Io no.

Io, al contrario di Franco Marini, ammiro chi ha speso il proprio tempo e le proprie energie per contestare Marcello Dell’Utri a Como. Ammiro quelle persone perchè hanno capito che è arrivato il momento di reagire, di farsi valere, di diventare protagonisti.

Io voglio al governo esponenti politici limpidi, con la fedina penale pulita, che abbiano a cuore le sorti del Paese. Voglio al governo qualcuno che si occupi di lavoro, di scuola, di giustizia, di legalità.

Caro elettore del Partito Democratico, perchè non ti riprendi ciò che è tuo e mandi via i dinosauri che hanno fatto del tuo partito una fucina di poltrone senza prospettive? Vedi, io non ti chiedo di abbandonare le fila del tuo partito, perchè so che credi in ciò che fai. Ti chiedo, però, di riflettere, e di fare in modo che il tuo lavoro non sia vano.

Ho auspicato, infatti, che sia tu a mandare via i soloni del Partito Democratico, magari ispirandoti ai V-Day.

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Postato da Sonia Alfano in Pensieri e parole, Politica il 2 settembre 2010 alle 19:04 24 commenti Tag: , , , , Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

Non strumentalizziamo Sakineh

Pensare che da un momento all’altro il governo iraniano potrebbe decidere di lapidare la giovane Sakineh Mohammadi Ashtiani, colpevole del ‘reato’ di adulterio, è difficile persino da credere. Eppure è così. Sakineh ha confessato due relazioni extraconiugali sotto tortura (99 frustate, in presenza di uno dei suoi due figli), e per questo dovrà pagare con la vita. Questa storia ha suscitato fortissime emozioni in tutto il mondo. Rabbia, indignazione, disgusto. Sono esattamente queste le sensazioni che si provano all’idea che ci siano ancora persone disposte a levare in alto la mano per colpire un essere umano indifeso.

Domani, a Roma, presso la sede dell’ambasciata dell’Iran, si terrà una manifestazione per la liberazione di Sakineh. La mobilitazione della comunità internazionale e delle democrazie europee, insieme al coinvolgimento della società civile, sono iniziative apprezzabili e importantissime e hanno tutto il mio sostegno. La partecipazione dei cittadini a queste mobilitazioni necessita di essere catalizzata. La sensibilità della società civile sul tema dei diritti umani deve essere stimolata, incentivata, incoraggiata giorno per giorno.

La stampa ha dato ampio risalto a questa drammatica storia, e io stessa ho lanciato un appello alle istituzioni europee affinchè intervenissero a sostegno delle Ong che si occupano di diritti umani, ma non dimentichiamo che in Iran, come in tutti i Paesi vittime di oppressioni, queste terribili vicende sono all’ordine del giorno. Combattere per quella donna indifesa ha sicuramente una valenza che potrebbe peraltro diventare fondamentale e cambiare il corso della storia, a patto che dopo l’emergenza-Sakineh non si perda di vista l’obiettivo più grande: la difesa dei diritti umani in senso universale. Leggi tutto…

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Postato da Sonia Alfano in Europa, Notizie, Pensieri e parole, Politica il 1 settembre 2010 alle 18:09 25 commenti Tag: , , , , , , Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

Se questa è una Repubblica…

Ieri sera, all’indomani delle polemiche sul nuovo passaporto libico con l’ologramma della stretta di mano tra Berlusconi e Gheddafi e sulle lezioni di islamismo alle hostess pagate dal governo italiano, si è riunito il cda della ribattezzata “Gheddasconi Spa”, premiata ditta italo-libica che gioca a fare affari con i soldi pubblici (quindi soldi dei precari, dei disoccupati e di tutti coloro che tra un sacrificio e l’altro pagano regolarmente le tasse e subiscono gli effetti di una gravissima crisi economica).

Si è festeggiato il secondo anniversario della firma dell’accordo Italia-Libia (ma sarebbe più corretto dire, appunto, Berlusconi-Gheddafi). Il concetto, sostanzialmente, è questo: il 30 agosto 2008 è stato stipulato un trattato bilaterale di “amicizia”, a dir poco discutibile a causa del palese baratto di gas e petrolio con gli immigrati clandestini, che l’Italia ora respinge verso la Libia non rispettando il diritto d’asilo e violando tutte le norme nazionali ed internazionali in materia. I migranti che arrivano (o arrivavano?) in Italia attraverso gli sbarchi a Lampedusa sono solo una minoranza rispetto al flusso migratorio che arriva dall’est-Europa con altri mezzi, ma questo flusso secondario ha un grande impatto mediatico, per cui è su questo che il tele-governo italiano deve concentrare le proprie energie.

E così si è brindato in onore alla violazione dei diritti umani e agli affari di Berlusconi e dei grandi gruppi industriali a scapito dei cittadini italiani, vittime di un vergognoso sopruso del quale, con molta probabilità, non sono pienamente consapevoli. Gheddafi è giunto a Roma con la sua scorta personale tutta al femminile, composta da due amazzoni, e con trenta cavalli e altrettanti cavalieri, che si sono cimentati in un’esibizione. Nel frattempo gli ottocento invitati alla cena offerta dalla Presidenza del Consiglio avranno cominciato a prendere poto.

In Italia dire la verità pare proibito, ed in tutta questa storia c’è un’unica e incontestabile verità: pecunia non olet!

Frattini e Maroni, venditori di fumo sui dati riferiti all’immigrazione clandestina, non spiegano che la Libia non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra, e che quindi l’Italia non avrebbe mai dovuto, né potuto, concludere un accordo di cooperazione: di nessun tipo. L’Italia, invece, ha garantito 5 miliardi di dollari (soldi pubblici, ripeto!!!) in 20 anni alla Libia, per la costruzione di infrastutture. La dipendenza che il governo ha prodotto nei confronti della Libia è talmente ampia che qualsiasi protesta da parte dei ‘nostri’ sulla violazione dei diritti umani susciterebbe una ritorsione spropositata da parte di Gheddafi, che bloccherebbe subito i rifornimenti di gas e petrolio. Gheddafi potrebbe lasciare l’Italia ‘a piedi’, facendo crollare i titoli azionari dei più importanti gruppi finanziari italiani. Questi sono i veri risultati della politica italiana sull’immigrazione!

Da qui, dallo scellerato Trattato, partono i grandi affari. Un’altra cricca, l’ennesima, su energia, banche, appalti miliardari. Un incredibile e mirabolante giro di operazioni (farebbe rabbrividire anche Rockerduck e Paperon de’ Paperoni) che ha già fatto muovere circa 40 miliardi di euro e che rischia seriamente di rivoluzionare gli equilibri della finanza e dell’industria italiane. Possiamo immaginare, con grande rammarico, in quale direzione. L’Italia diventerà, se non lo è già, una colonia libica.

In due anni Gheddafi è diventato il più grande azionista di una delle più grandi banche italiane, Unicredit, con una quota che si aggira intorno al 7%, e grazie al 7,5% che controlla nella società calcistica Juventus è uno dei più forti investitori di Piazza Affari. Le finanziarie di Tripoli puntano però anche a Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali. E non è tutto. Un aspetto che bisogna tenere bene a mente e dal quale l’attenzione non dovrebbe mai essere distolta, è l’affare Fininvest-Lafitrade, che ovviamente dovrebbe far riaffiorare il dibattito sul conflitto di interessi. Le cose pare siano andate così: una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il 10% della Quinta Comunication, di Tarak Ben Ammar, imprenditore franco-tunisino tra i principali promotori dell’asse Italia-Libia; quello che, non si capisce come ma si capisce il perchè, accompagnò Berlusconi a limare gli ultimi aspetti del Trattato (ma il Ministro degli Esteri non è Franco Frattini?!). Ciò che sappiamo è che cariche e affari gli hanno riservato un posto nel cda di Mediobanca. La Lafitrade è controllata da Lafico, braccio d’investimenti della famiglia Gheddafi. Un altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, con circa il 22%, una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, società di Berlusconi. Ma non è tutto: Quinta Comunication e Mediaset controllano ciascuna il 25% di una tv satellitare araba, la Nessma Tv, che guarda caso opera anche in Libia.

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Postato da Sonia Alfano in Europa, Notizie, Pensieri e parole, Politica il 31 agosto 2010 alle 16:10 20 commenti Tag: , , , , , , Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

Con questi dirigenti non vinceremo mai…

Veltroni e Bersani da un paio di giorni si dilettano nell’utilizzo di quello che sembra essere diventato il principale strumento di comunicazione politica dei dirigenti Pd agli elettori: la lettera aperta ai direttori dei quotidiani.

Ha cominciato l’ex sindaco di Roma il 24 agosto sul Corriere della Sera. “Scrivo al mio Paese e vi dico cosa farei”, questo il titolo di una lettera che sembra più il manifesto di un personaggio esterno alla vita politica che si prepara a scendere in campo piuttosto che il punto di vista dell’ex segretario dei Ds e del Pd che da decenni partecipa ai massimi livelli della vita politica italiana. Non aggiungo una parola all’editoriale di Travaglio dal titolo “Giri di Walter”. Nulla di particolare contro Veltroni, probabilmente migliore come sindaco che come dirigente di partito, ma pensare di resettare gli errori politici degli ultimi anni con un semplice periodo di silenzio e una lettera al Corriere mi sembra veramente troppo.

L’apice però è arrivato con la pronta risposta di Bersani che stamane ha pubblicato una lettera su Repubblica. Anche qui l’incipit è un’analisi dei risultati del cosiddetto “berlusconismo”, senza alcun riferimento al fatto che il ventennio di regime arcoriano è in massima parte responsabilità della storica dirigenza del Pd, Bersani compreso. D’altra parte ciò che lascia veramente allibiti è la pervicacia con la quale l’attuale segretario democratico si ostina ad immaginare la proposta politica futura. Prima, responsabilmente, manifesta la disponibilità del Pd a sostenere un eventuale governo di transizione al fine di affrontare la riforma della legge elettorale. Poi, improvvisamente, la proposta: “un’alleanza democratica per una legislatura costituente”, “una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un’altra collocazione”. Insomma, la santa alleanza contro Berlusconi; il Pd con l’Udc di Casini e Cuffaro, con Rutelli, con Fini, con Raffaele Lombardo, chissà magari anche la Lega (significativo il riferimento ad un “federalismo concepito per unire e non per dividere”). Una coalizione nella quale, è evidente, non ci sarebbe spazio per l’Italia dei Valori e per tutte le espressioni della sinistra, a partire da Vendola. Un pot pourri elettorale che riecheggia vagamente i fasti democristiani.

Contraddittorio che dopo aver lanciato questa proposta, Bersani invochi “l’impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste”. Quali forze progressiste? L’Udc? L’Api? L’Mpa? La Lega?

Dopo anni di sconfitte su tutte le competizioni elettorali possibili e un’emorragia di voti che in altri paesi spingerebbe alle dimissioni anche i più ostinati dirigenti di partito, Bersani, D’Alema & Co. continuano a lavorare per dare sponde alle forze insane del panorama politico italiano, senza rivolgersi minimamente a quella parte di Italia che da anni si oppone a Berlusconi, quella stessa parte che da anni non trova una proposta elettorale in grado di entusiasmarla. Nessun riferimento alle primarie aperte, unico strumento che potrebbe scaldare il cuore dell’elettorato, nessun riferimento ai punti programmatici.

Mi chiedo se Bersani prima di lanciare la sua proposta si sia posto una domanda: la base del suo partito, gli iscritti al Pd, gli elettori effettivi e potenziali del centrosinistra, vogliono una coalizione che si propone come alternativa di governo costruita sull’antagonismo a Berlusconi, costruita con quelle che per 20 anni sono state le sue principali stampelle, senza che sia ipotizzabile una qualche convergenza programmatica? Ma si sa, l’idea di catturare l’elettore “moderato” è un buon alibi per consegnare a Berlusconi il paese, l’impunità e, perché no, la presidenza della Repubblica.

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Postato da Sonia Alfano in Notizie, Pensieri e parole, Politica il 27 agosto 2010 alle 12:09 34 commenti Tag: , , , , , , , , Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

UN RINNOVATO IMPEGNO PER IL CONTRASTO ALLE MAFIE

Da settembre un’altra sfida ci attende sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Subito dopo l’estate, infatti, inizieremo a lavorare ai programmi e alla struttura per lanciare con la massima incisività le attività del dipartimento Antimafia dell’Italia dei Valori che ho l’onore e la responsabilità di dirigere e in cui profonderò l’impegno maturato in anni di militanza nella società civile. L’istituzione di questo organismo all’interno di un partito politico, in un clima così teso ed avvelenato da vicende legate alla cosiddetta “legalità”, testimonia l’impegno vero e sincero di Antonio Di Pietro e dell’Italia dei Valori in un’ottica di rinnovamento e pulizia della politica italiana.
Le linee direttrici del dipartimento sono però già segnate e su queste ci misureremo e non faremo sconti a nessuno: punteremo molto sull’informazione e sull’analisi dei fenomeni mafiosi nazionali ed internazionali, quest’ultima sviluppata anche grazie all’attività condotta al Parlamento Europeo. Le nostre attenzioni saranno rivolte ovviamente all’ala militare delle mafie ma con l’intenzione di concentrarci e portare alla luce tutte quelle collusioni politico-istituzionali che dalla strage di Portella della Ginestra in poi non hanno mai smesso di tramare e che hanno portato l’Italia ad essere una nazione fondata su sangue, segreti e menzogne di Stato.
Per far questo abbiamo bisogno però della collaborazione attiva di referenti da ogni parte d’Italia, che ci supportino nella denuncia dei misfatti locali e che riceveranno massima attenzione da parte del dipartimento e del partito. In questo senso il nostro invito alla collaborazione va a tutte le associazioni, i movimenti che da anni si battono sui temi dell’antimafia e di cui abbiamo bisogno per essere maggiormente incisivi; quegli uomini e quelle donne saranno per noi alleati di primaria importanza da cui imparare con umiltà, riconoscendo loro l’importanza dell’indipendenza che rispetteremo in ogni sede.
Non faremo sconti a nessuno, né in virtù di alleanze né di coalizioni, tantomeno per ragioni di Stato o di partito, convinti che la linea dura sulla lotta alla mafia fortifichi istituzioni e soggetti politici; la mia storia personale è garanzia che mai il dipartimento tacerà su fatti raccapriccianti, anche se interni o vicini politicamente.
Produrremo dossier e documenti di denuncia e ci faremo ora portavoce, ora stimolo per la magistratura in modo che le nostre attività abbiano anche uno sbocco giudiziario e non siano percepite solo come spot elettorali.
Inutile fingere, le elezioni politiche sono alle porte. Il dipartimento si impegnerà in un controllo più che minuzioso delle liste di candidati, sia quelle dell’IDV che quelle degli altri partiti che si presenteranno al confronto elettorale. Quest’attività risulta di fondamentale importanza specie alla luce del fatto che la legge vigente (il “porcellum”) non prevede la possibilità per i cittadini di esprimere preferenze.
Sfruttando tutti i mezzi di comunicazione a nostra disposizione proveremo a scongiurare per tempo la presenza di condannati e di personaggi le cui zone d’ombra consigliano percorsi diversi da quello di rappresentare i cittadini in Parlamento.
Siamo pronti per questa nuova trincea di legalità dalla quale cercheremo in tutti i modi di restituire verità e giustizia a questa nazione disgraziata e dare all’opinione pubblica nomi, fatti e circostanze che devono essere cacciati dall’ambiente politico istituzionale; i vari Dell’Utri, Cosentino, Cuffaro e affini non avranno pace e faremo di tutto per far diventare l’Italia dei Valori “il” partito dell’Antimafia.

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Postato da Sonia Alfano in Antimafia, Notizie, Politica il 26 agosto 2010 alle 12:58 11 commenti Tag: , , , , , , , , , , , , , , Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

Gli italiani perdono il lavoro, Bertolaso no

Gli italiani non devono e non possono dimenticare tutto quello che è successo negli ultimi anni, e in particolare negli ultimi 18 mesi, alla Protezione Civile. Bertolaso finisce sotto indagine per l’inchiesta sul G8 alla Maddalena e Berlusconi rifiuta le sue dimissioni, probabilmente per non creare un precedente pericoloso per un partito come il PdL, farcito di malfattori e amici della cricca. Poi esplode con tutto il suo splendore la mirabolante e bizzarra idea di privatizzare la Protezione Civile facendone una Spa. Progetto per il momento fallito. Intanto lo scandalo della “cricca” prende forma e si ingigantisce fino a diventare una seconda e più disgustosa Tangentopoli.
Abbiamo dovuto sopportare l’agonia di leggere i fringe-benefits del sistema Bertolaso: auto di lusso, arredamenti, ristrutturazioni immobiliari, incarichi a parenti e amici, prostitute. Mentre monta l’indignazione, Bertolaso appare in tv, su tutti i canali e a tutte le ore. Deve aver imparato certamente dall’amico Silvio come si plagia la mente degli italiani attraverso il fascismo mediatico. In tv, infatti, Bertolaso non ci va certo per raccontare la verità; non ha mai fatto riferimento, per esempio, alla condanna inflitta dalla Corte di Giustizia Europea all’Italia, in merito all’emergenza rifiuti in Campania. Invece di dimettersi entrambi, Berlusconi e Bertolaso, hanno continuato a recitare la parte degli eroi che hanno salvato la città di Napoli ed i suoi abitanti. Il secondo ha anche la faccia tosta di accettare cittadinanze onorarie e medaglie, senza alcuna vergogna, senza imbarazzo. Bertolaso non ha mai parlato dell’Istituto Spallanzani di Roma, una struttura ospedaliera strategica e ad alto rischio, un centro di riferimento per le nuove epidemie, la coltivazione di virus letali e le misure contro il bioterrorismo, che lui ha fatto ristrutturare ad Anemone e Balducci senza rispettare le norme antisismiche. All’inizio di Maggio poi, tocca il fondo organizzando una conferenza stampa che sembra un processo senza accusa in un Palazzo istituzionale: Palazzo Chigi. Grande delusione per chi si aspettava che in quell’occasione riconoscesse le proprie colpe e chiedesse scusa a quanti hanno dovuto sopportare i suoi soprusi e le sue personalistiche regole. In realtà nega tutto, da buon berlusconiano convinto.
Le indagini su Bertolaso e l’ormai famigerata cricca sono cominciate a febbraio. Sono passati più di sei mesi e, al contrario di tantissimi altri italiani, loro non hanno perso il lavoro, anzi, continuano a godere di impensabili privilegi. Dopo il lungo balletto propagandistico giocato sulla pelle degli aquilani, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha emanato una direttiva che conferma ed amplia le competenze della Protezione civile in materia di grandi eventi. Il tutto mentre i tg si occupano di santificare Francesco Cossiga e di riempire di idiozie il popolo italiano: vacanze, menù estivi, previsioni del tempo. E l’informazione? Qualche tg ha ricordato di parlare di questa direttiva? O i tg devono occuparsi esclusivamente di occultare le proteste dei ventimila cittadini aquilani (tra di loro anche sindaci di ogni colore politico) che si riversano sulla Roma-L’Aquila contro i provvedimenti del governo in materia economica? Bertolaso e Berlusconi ne hanno raccontate di frottole agli italiani: l’Aquila sede delle Olimpiadi invernali, le C.A.S.E., le crociere per i terremotati. Un senso dello humor che fa rabbrividire.
La realtà è che il capo della Protezione Civile, a partire dai primi anni duemila ha accresciuto un potere che è diventato assoluto con il tempo, e che oggi raggiunge il suo apice. Questo potere gli è stato concesso sempre da Silvio Berlusconi, ovviamente. Non si tratta di illazioni, come vorrebbe far credere il capo-cricca, ma di dati e numeri.
Tra la fine del 2001 (quando Bertolaso viene nominato capo della Protezione Civile) e la prima metà del 2009, le ordinanze varate dalla Presidenza del Consiglio sono 587. Nulla di scandaloso, se fossero davvero tutte emergenze per calamità naturali imprevedibili e senza margine di prevenzione, ma non è così. Tra queste “emergenze”, infatti, figurano numerosi meeting religiosi, eventi sportivi, viaggi del Papa, pericoli legati addirittura all’imponente afflusso turistico alle isole Eolie! Come mai Bertolaso e Berlusconi sono così “appassionati” di grandi eventi, e non di prevenzione ed emergenze? La risposta è talmente semplice che non ci sarebbe bisogno nemmeno di scriverla. I grandi eventi portano guadagno, lucro. Sui grandi eventi ci sono gli occhi e le mani delle mafie (ricordate la vicenda della Vuitton Cup svoltasi a Trapani? Un giro di affari mafiosi nascosto in una ordinanza di Protezione Civile, firmata da Berlusconi su idea di Bertolaso), ci sono i traffici, gli imbrogli. L’unico interesse di Bertolaso è sempre stato quello di gestire i grandi eventi, e la nuova direttiva lo conferma. Li abbiamo trovati con le mani immerse nel barattolo della marmellata, per l’ennesima volta.
Adesso Bertolaso si trova alle isole Eolie a seguito della scossa tellurica di lunedì 16 agosto, e se la prende con il governo del quale LUI fa parte da parecchio tempo. Lo stesso governo che gli ha permesso di disfare la Protezione Civile e di ricostruirla a sua immagine e somiglianza. Lo stesso governo che gli permette di tirare calci sui denti dei volontari e dei funzionari di Protezione Civile, che cercano di portare avanti il proprio lavoro nonostante la gestione disastrosa degli ultimi nove anni. Bertolaso sostiene che il governo non spende abbastanza per mettere in sicurezza vaste zone del territorio nazionale. Come se lui avesse mai avuto intenzione di pensare alla sicurezza del Paese. Lui, capo della Protezione Civile, non ha mai fatto quello che avrebbe dovuto: studio del territorio, previsione e prevenzione dei rischi. Troppi comuni italiani sono privi di un piano di Protezione Civile, e la coscienza del capo non ha mai avuto alcun sussulto quando si è affrontato, per esempio, il problema relativo alla sicurezza degli edifici pubblici. C’è da ricordargli, di tanto in tanto, che in Italia centinaia di migliaia di studenti rischiano la vita frequentando scuole totalmente insicure.
Bertolaso, inoltre, lamenta la mancanza di rispetto delle regole (lui!!!). Dice che “I divieti vanno fatti rispettare, è inutile metterli e poi scaricarli e costruirsi alibi: o si tolgono o si fanno rispettare. E’ il nostro compito e quello di qualcun altro, e noi lo faremo”. Lo faremo. Lo faremo. E fino ad ora cosa hai fatto, Guido? A parte arricchirti gravando sulle spalle degli italiani e trasformare la Protezione Civile in un organismo para-militare al servizio di un governo autoritario, si intende.

20/08/2010

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Postato da Sonia Alfano in Notizie, Politica il 22 agosto 2010 alle 9:23 50 commenti Tag: , , , , , , , , Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter